l’ultimo keynesiano

K=1/1-C
Questa semplice formuletta è l’equazione del reddito di Keynes. Per anni io l’ho spiegata ai miei alunni. Non sono un pericoloso sovversivo, non sono un populista, non sono un vetero comunista, non mangio bambini, ma sono soltanto un impenitente keynesiano ed un rooseveltiano convinto, forse l’ultimo dei Mohicani (gli altri se ci sono si vergognano di dichiararlo). E da cattivo keynesiano sono profondamente convinto che in quella semplice formuletta c’è il segreto della ripresa economica per questo nostro martoriato paese e per tutti i paesi capitalisti che si trovano in grave difficoltà come noi. Forse non tutti conoscono il significato di quella formula, allora io ve la spiego brevemente con una metafora usata dallo stesso Keynes: uno splendido giardino fiorito ha bisogno di grandi cure perché i fiori non appassiscano, un campo di grano ha bisogno di concime e di sementi per fare crescere il grano. Certo, per concimare i terreni ci vogliono delle risorse, forse qualcuno dovrà anche indebitarsi per comprare tutto l’occorrente, ma solo in questo modo il contadino potrà vendere il grano al mercato, i fiori ai fioristi, e solo in questo modo il debito che quel contadino avrà contratto per coltivare la sua terra sarà ampiamente ricompensato dai guadagni per la vendita dei suoi prodotti.
Ma se ciascuno di noi, e lo stesso Stato, non ha più fiducia in se stesso e nelle sue capacità, se non c’è onestà in chi ci rappresenta, ma soprattutto se noi perdiamo la speranza di tornare a vedere spuntare i fiori dai mille colori e dai mille profumi, se perdiamo la speranza di tornare a d ammirare le pannocchie che giorno per giorno crescono splendenti e dorate alla luce del sole grazie al nostro lavoro e alla nostra fatica quotidiana, se non c’è tutto questo, la terrà inaridirà, non ci saranno più contadini, né fioristi, né produttori di tutto quanto si si ricava dal grano. Questa non è solo una metafora economica, questa è la metafora della vita, la nostra vita, che nessuno mai potrà espropriarci se non noi stessi.

l’ultimo keynesianoultima modifica: 2013-02-21T13:06:00+01:00da miclos
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2 pensieri su “l’ultimo keynesiano

  1. Ciao Marco,condivido in pieno la tua formula di Keynes; la tua metafora é efficace e comprensibile e, più che mai adeguata alla situazione economica in cui versa l’Italia ma se non c’è più fiduciae,e se perdiamo la speranza,èchiaro,come tu giustamente concludi,non c’e che il baratro.speriamo di rivedere crescere”le pannocchie”grazie al nostro impegno.complimenti!!!

  2. grazie cara Vittoria, sei molto gentile. Io credo che la cosa più tremenda di questa crisi non sia lo spread e neppure le gravi difficoltà di trovare lavoro dei nostri giovani o la corruzione dilagante. Queste sono tutte cose gravissime, ma la più grave di tutte è togliere ai giovani e ai meno giovani la speranza nel futuro; senza speranza non c’è futuro e chi si rende responsabile di questo vero e proprio delitto sociale dovrà renderne conto alle generazioni future e a Dio (per chi è credente). Ti abbraccio Marco

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