la storia di Amapasseri

Lo spaventapasseri anche quel giorno se ne
stette lì, solo solo, col suo cappello di paglia
tutto sfilacciato, il vestito sdrucito, con una
manica più lunga dell’altra, e lo sciarpone al
collo che lo soffocava.
Tutt’intorno era bello. I colori avevano
fatto una gara, per vedere quale fosse più
fulgido: se il giallo del grano, il verde dell’erba, il rosso dei
papaveri.
Al momento, sembrava aver vinto il giallo.
Gli uccelli cinguettavano a più non posso e svolazzavano
su e giù per la campagna, esplorando ogni punto, anche il più
remoto.
Solo dov’era lui, non si fermava mai neanche un passero,
per via della sua fama di mangiauccellini.
Lo spaventapasseri, che chiameremo Amapasseri, visto che
amava moltissimo gli uccelli, se ne stava tutto il giorno ad
osservare quello che accadeva attorno a lui. Le sue membra
erano spalancate, come per voler abbracciare il mondo.
Perché nessuno lo capiva ?
Aveva un vestito tutto colorato, e un buco nei pantaloni.
Ed era così malinconico!
La sua memoria, per quanto scavasse e scavasse, non
ricordava di aver mai visto un uccellino poggiarsi su di lui.
Che cruccio! Amapasseri proprio non riusciva a rassegnarsi!
Possibile che gli uccelli planassero dappertutto, persino
sull’acqua putrida, solo su di lui, no?
Anche quel giorno, quindi, Amapasseri se ne stette da solo
immerso nei suoi pensieri, col suo “magone”.
Un passerotto un po’ smagrito, giovane e cecato,
sentendosi stanco e desiderando riposare un po’, lo vide e gli
volò vicino. Trovò così buffo il suo cappello di paglia. Aveva
da fare un bisognino, e quello gli sembrò il posto ideale, così
atterrò con le sue zampette tenere sulla falda del cappello di
Amapasseri.
Si fermò, e fece un bel gocciolone di cacca e pipì.
Amapasseri si era appisolato, e si svegliò sentendosi la fronte
bagnata.
– Ehi! – disse, scrollandosi un po’ per lasciar cadere il
liquido, – E’ bel tempo e piove?
E girò lo sguardo verso il cielo, che gli apparve azzurro e
terso, senza nemmeno una nuvoletta.
Poi sentì un po’ di peso sulla testa, e cominciò a sospettare
qualcosa. Ma era troppo bello, non voleva illudersi.
Nel mentre che rifletteva sul da farsi, vide riflessa in una
pozzanghera dirimpetto a lui l’immagine del passerotto. Ecco
chi lo aveva bagnato!
Avrebbe voluto gridare per l’emozione, ma fece finta di
niente, e si godé il suo momento di gloria. Il passerotto era
stanco. Si rannicchiò sul cappello, e si addormentò.

(Norma D’Alessio) continua
la storia di Amapasseriultima modifica: 2007-05-11T01:28:30+02:00da miclos
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Un pensiero su “la storia di Amapasseri

  1. Ques’uccello non aveva paura di lui e finalmente lo spaventapasseri trovo’ una bella compagnia, e la storia ha un lieto fine, 🙂 ciao Marco!

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