il fallimento del bipolarismo nostrano.

nei sitemi anglosassoni il bipolarismo è storicamente legittimato da un modello politico dominato dalle leggi del mercato e da un movimento operaio largamente integrato in un sistema di politica economica che ha due sole facce: la faccia conservatrice e la faccia progressista; entrambe la facce appartengono ad uno stesso corpo, l'alternanza risponde ad un modello di democrazia occidentale reso stabile dal potere consolidato di una classe economica, la borghesia ricca, che a partire dalla rivoluzione industriale ha da sempre legittimato e sostenuto il potere politico. In Italia invece un simile sistema non può attecchire in profondità, per una serie di ragioni legate alla storia, alla tradizione, alla persistenza di un grande Centro politico ispirato al pensiero cattolico, di una grande sinistra, sostenuta da un movimento operaio che è stato largamente protagonista della storia di questo paese, e da una destra radicata nella difesa di uno stato sociale forte, ancorato ai principi della Patria e della famiglia. L'Italia è un paese irrimediabilmente tripolare, ed ogni tentativo di bipolarizzarlo è destinato inevitabilmente al fallimento. Il governo Berlusconi ha tenuto per un intera legislatura grazie al collante di un centro che ha preferito dare fiducia alla destra per motivi strategici, ma che ha poi presentato il conto, prima con l'uscita di Follini e poi con lo strappo di Casini dalla Casa delle libertà. Il tutto aspettando Godot, cioè il momento politicamente più opportuno per rilanciare un grande centro, rinato dalle ceneri della vecchia DC. Il governo Prodi invece non può essere stabile per sua natura, e non tanto perché con l'attuale legge elettorale la sua maggioranza al Senato è risibile, quanto perché conciliare matrici ideologiche strutturalmente incompatibili da sempre (con la parentesi del collante antifascista dal 1922 al 1948) è impresa paragonabile alla quadratura del cerchio. La  caduta del governo di centro sinistra in Senato proprio sulle scelte di politica estera è la naturale conseguenza dell'inconciliabilità delle ragioni di un pacifismo populista da un lato con le ragioni di un atlantismo moderato ma saldo dall'altra. Il tentativo di D'Alema di salvare la capra ed i cavoli rappresenta bene la perenne ambivalenza dei trasformisti diessini, ex miglioristi usciti dalle file del PCI, sempre in bilico tra conservatorismo e progressismo, a seconda della convenienza e spesso senza una strategia chiara. Ed è soprattutto per queste ragioni che è destinato a fallire, a mio parere, il tentativo di formare un grande partito unico della sinistra in funzione antiberlusconiana. Tutti ora si chiedono quali scenari si aprono; intanto le tasche degli italiani, compresa quella di chi scrive, si stanno progressivamente alleggerendo, la cosiddetta crescita economica riguarda le grandi e medie imprese che reggono la concorrenza cinese grazie al made in Italy; pensionati, precari e giovani in cerca di prima occupazione stanno pagando un  prezzo molto alto per permettere a lor signori di arricchirsi sempre di più: la forbice tra ricchi e poveri è destinata ad accentuarsi inesorabilmente, fino a che non si esauriranno le risorse petrolifere (ed intanto il pianeta sarà diventato invivibile). Nel breve periodo l'unica soluzione possibile in Italia è un governo di transizione, con l'appoggio esterno dell'Udc, un governo che si limiterà a varare la riforma di questa pessima legge elettorale per affrontare nuove elezioni; che vedranno il ritorno al governo di un nuovo centro destra, ma probabilmente senza Berlusconi come leader e con un centro molto più forte di prima; e si ritonerà ad un sistema tripolare, com'è nella natura e nella tradizione del Bel Paese.
il fallimento del bipolarismo nostrano.ultima modifica: 2007-02-21T21:25:41+01:00da miclos
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7 pensieri su “il fallimento del bipolarismo nostrano.

  1. Analisi attenta e puntuale, mi trovi d’accordo. Purtroppo. Domani però c’è un’altro appuntamento importante. E’ la seduta di giunta a Milano per l’approvazione del bilancio preventivo 2007. Il primo del governo Moratti. Staremo a vedere i veri equilibri. Dove vanno le dicesioni, vanno i soldi e anche le persone. Intanto Milano, come l’Italia, è ferma e aspetta.

    saluti fabri

  2. Scusa se ti commento con un pò di ritardo, il fatto è che per poter rispondere adeguatamente al tuo post mi sono dovuta iscrivere un attimo al CEPU e fare un corso accellerato di strategie politiche o). Mi hai aperto uno spiraglio caro Marco, mi hai illuminato sul fatto che a noi i politici ci fanno una testa di chiacchiere, retorica, promesse e false notizie ma il ragionamento e la scelta politica dovrebbero basarsi sulla cultura e la conoscenza approfondita di certe tematiche. Io credo che quello del voto sia un diritto sacrosanto quanto sacrosanto sia il dovere di conoscere bene i fatti e valutare sulla base di questo e non sul “sentimento” politico o sulla simpatia e fascino dei rispettivi leadres. In maniera molto più “maccheronica ” anche io mi ero avvicinata molto al concetto di tripolarsimo italiano. Complimenti Professore o)…un bacio….Daniel a

  3. Precisa analisi che ha buone probabilità di concludersi come tu dici. però io voglio sperare in una capacità di tenuta maggiore, dopo un reincarico, almeno per il tempo necessario a modificare la legge elettorale. E poi, poi si vedrà. Un futuro di nuovo a destra mi spaventa, ma senza Berlusconi è già un passo avanti. Sono sfiduciata.

  4. Devi soffermarti con umiltà anche dinnanzi
    ad una goccia di rugiada che brilla su un filo d’erba..
    perchè potresti riuscire a vederci l’arcobaleno.. . (Romano Battaglia)
    Un pensiero al mio ultimo post e augurarti buon fine settimana.
    Affettuosamente da Giuseppe.

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