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carissimi, purtroppo ogni minuto che sto davanti al pc lo pago ore dopo con i miei maledettissmi acufeni!!! per cui, oltre a non guardare più la tv (già lo sto facendo), dovrò allontanarmi anche da qui per un po' per fare una cura…disintossicante. Naturalmente non mancherò per farvi gli auguri di Natale! vi abbraccio tutti con affetto.  Il vostro Miclos

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GERUSALEMME – E' un Natale all'insegna della speranza di un futuro di pace quello che si prepara a vivere la comunita' cristiana palestinese nei Territori e in Israele. La fine del conflitto infatti appare la condizione principale per consolidare una minoranza religiosa che si assottiglia con il passare degli anni e che rischia di scomparire dalla Terrasanta.
''I nostri figli emigrano, cercano una vita serena, senza guerra. Noi invece, piu' anziani, siamo legati a questa terra e facciamo di tutto per rimanere'', racconta Mirvat Naber, una anziana palestinese proprietaria di un negozio di alimentari nel quartiere cristiano della Citta' Vecchia di Gerusalemme.
Il negozio della signora Naber e' addobbato a festa come tutti gli altri in zona. I commercianti espongono l'albero di Natale, nelle case vicine hanno preparato il presepe. Da qualche tempo la comunita' cristiana locale, composta in maggioranza da greco-ortodossi, ha preso l'abitudine di consumare i dolci tipici della tradizione natalizia italiana: panettone e pandoro. Alla Porta di Giaffa, dove vive l'antica comunita' armena palestinese, il Natale si confonde con la festa religiosa ebraica dell' 'hanukkah', che commemora la dedicazione del Tempio di Gerusalemme da parte di Giuda Maccabeo. Questa zona cristiana della Citta' Vecchia confina con parte del quartiere ebraico.
A Betlemme i cristiani si preparano ad accogliere, domani pomeriggio, il Patriarca latino (cattolico) di Gerusalemme, Monsignor Michel Sabbah, che officera' la messa di mezzanotte di fronte ad autorita' locali ed ospiti stranieri. La funzione sara' anche l'occasione per Sabbah per lanciare un nuovo appello alla pace tra israeliani e palestinesi.
''La situazione a Betlemme si e' fatta difficile – spiega Yosef Khoury, un artigiano -; la nostra citta' e' chiusa, i turisti non arrivano piu' e per molti di noi l'unica strada e' quella di cercare fortuna in una altra parte del mondo''.
Secondo il sindaco, Hanna Nasser, circa 200 famiglie cristiane palestinesi hanno lasciato Betlemme e i villaggi vicini dall'inizio dell'Intifada. Una ''fuga'' che Nasser spiega con ''l'assedio israeliano alla citta'''.
A Betlemme tuttavia i cristiani, a mezza bocca, lasciano capire che si sono fatti piu' difficili anche i rapporti con la maggioranza islamica (65% degli abitanti). ''L' 11 settembre, la guerra in Iraq, l'Intifada, hanno creato tensioni che prima non esistevano – riferisce Samir, un impiegato – alcuni musulmani dicono che facciamo parte di un'altra cultura, di un altra religione, che non appartiene a questa terra ma all'Occidente''.
La comunita' cristiana invece ribadisce i suoi legami con l' antica Palestina dove Gesu' Cristo porto' il messaggio di Dio. A Nazareth, il piu' importante centro arabo in Israele, i cristiani oggi sono appena il 30 per cento della popolazione, ma affermano con orgoglio la loro appartenenza alla citta' della Annunciazione.
''Festeggeremo nel modo piu' lieto il Natale – dice Nisrin Asila, una insegnante cattolica – abbiamo voglia di essere felici, sereni dopo questi anni di tensioni e di guerre. Al pranzo del 25 dicembre ho invitato i miei fratelli. Mangeremo pollo e dolci preparati in casa''.
Meno tranquillo invece e' George, proprietario di un noto ristorante di Nazareth. ''Il Natale dura solo un giorno e i problemi invece restano tutto l'anno – spiega -. La nostra condizione e' paradossale. Gli ebrei ci considerano arabi e quindi ci temono, i musulmani invece dicono che non siamo abbastanza arabi e ci guardano con diffidenza''. (ANSA).

24/12/2003 13:18

avvisoultima modifica: 2005-12-19T09:08:01+01:00da miclos
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