referendum

La storia dei referendum 1974-2000
(dal Corriere della Sera)



Ecco una breve storia dei referendum abrogativi (53) svoltisi in Italia a partire dal 1974. In 18 casi non è stato raggiunto il quorum

DIVORZIO – Poco dopo l'approvazione (1970) della legge di attuazione del referendum, comincia laraccolta delle firme per abrogare la legge sul divorzio. Per il primo scioglimento anticipato di ambedue le Camere, il voto slitta al 12 maggio 1974. Vincono i no, con il 59,3%.

I PRIMI REFERENDUM RADICALI – L'11 giugno 1978 si vota sulla legge Reale (ordine pubblico) e sul finanziamento pubblico dei partiti. Vincono ancora i NO. La Consulta ne aveva respinti altri quattro e due erano saltati per la modifica delle leggi.

PRO E CONTRO L'ABORTO – Il 17 maggio 1981 i referendum sono cinque: due sull'aborto (uno radicale per l'allargamento, l'altro, del Movimento per la vita, per la restrizione). Gli altri tre vogliono abrogare la legge Cossiga sull'ordine pubblico, l'ergastolo e il porto d'armi. Ancora una volta vittoria dei NO.

IL PRIMO REFERENDUM ECONOMICO – Il 9 giugno 1985, si vota sulla proposta di abrogare il taglio dei punti di scala mobile, deciso dal governo Craxi. Le firme sono raccolte dal Pci. Anche in questo caso la vittoria andrà ai NO, con il 54,3%.

NUCLEARE – L'8 novembre 1987 si vota per cinque referendum, tre dei quali sul nucleare (l'incidente di Cernobyl è del 1986). Gli altri due su responsabilità civile dei giudici e commissione inquirente. Per la prima volta vincono i SI, in tutti e 5 i casi.

I REFERENDUM AMBIENTALISTI – Il 3 giugno 1990, si vota su tre referendum di iniziativa ecologista, due sulla caccia e uno sui pesticidi. I SI sono più del 90%, ma il numero dei votanti non raggiunge il quorum del 50%.

LEGGI ELETTORALI – Il 9 giugno 1991 si vota per abrogare le preferenze elettorali. Respinte dalla Consulta altre due richieste (sistema elettorale di Senato e Comuni), presentate da Segni. I SI sono il 95,6%, i votanti il 62,2%, fallisce quindi l'invito di Craxi ad "andare al mare".

SISTEMA ELETTORALE – Il 18 aprile 1993 si vota su otto referendum. Gli elettori rispondono con otto SI. Il voto più importante Ë quello che modifica in senso maggioritario la legge elettorale del Senato. Aboliti tre ministeri (Agricoltura, Turismo e Partecipazioni statali), il finanziamento pubblico dei partiti, le nomine politiche nelle Casse di Risparmio.

I REFERENDUM SULLA TV –
L'11 giugno 1995 si vota per 12 referendum. Il no vince sui tre quesiti più importanti che riguardano la legge Mammì, e sulla richiesta di modificare il sistema elettorale per i comuni.

TUTTI AL MARE – Il 15 giugno 1997 niente quorum per i sette referendum superstiti (dei 30 iniziali). Si vota su Ordine dei giornalisti, golden share, carriera e incarichi extragiudiziari dei magistrati e altri argomenti minori.

IL REFERENDUM SUL PROPORZIONALE – Il 18 aprile 1999 il referendum per l'abolizione della quota proporzionale nel sistema elettorale per la Camera fallisce per pochissimo. Votano solo il 49,6%. Tra i votanti il SI ottiene il 91,5%. Errore di previsione dell'Abacus, le cui prime proiezioni danno per raggiunto il quorum.

NEL 2000 QUORUM LONTANISSIMO – Si vota per sette referendum abrogativi. Nessuno di loro raggiunge il quorum. La percentuale dei votanti oscilla tra il 31,9 e il 32,5%. Il SI ha comunque la maggioranza nei referendum per l'elezione del Csm, gli incarichi extragiudiziali dei magistrati, la separazione delle carriere, i rimborsi elettorali, le trattenute sindacali e l'abolizione della quota proporzionale. Sono invece di più i NO nel referendum sui licenziamenti.

 Commento: 18 referendum bruciati per mancanza del quorum su 53 corrispondono esattamente ad un terzo del totale: il che significa che un referendum su tre è stato vanificato dall'astensione. Se si considera che una consultazione referendaria costa in media allo stato (cioè ai contribuenti) centinaia di milioni di euro,  fermo restando il sacrosanto diritto costituzionale all'astensione, quanto spe nde ogni  italiano per NON andare a votare?
referendumultima modifica: 2005-05-30T21:18:20+02:00da miclos
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7 pensieri su “referendum

  1. oh beh in diritto mi ha intierrogato 2 settimane fa…. e su tt quegli argomeni che ti ho elencato mi ha chiesto l’unica cosa che non sapevo… L’ONU … bah.. kmq me la sono cavata perchè al resto delle domande ho risposto bene.. quindi 6 emmezzo 😛 Oggi però sono contenta che ho preso 7 in mate 😀 grazie per l’interesse, buona giornata… silvia

  2. Ciao Marco, grazie del commento. Soltanto volevo dirti tre cose:
    1) non credo che la vittoria del SI porterà a una legge più restrittiva, dato le premesse… il referendum è stato voluto dai radicali!
    2) non vedo nessun conflitto “medievale” tra laici e cattolici perchè sul fronte del non-voto ci sono sia laici che cattolici…
    3) mi pare (ma sono di parte) che l’ideologia stia dalla parte del SI (ad es. si dice “tuteliamo la donna -di cui si conosce l’identità- e non un ammasso di cellule -di cui non si è capito ancora cosa sia), mentre il non-voto è motivato anche tenendo in mano dati sceintifici precisi.
    Ciao fr. Mirko

  3. Il referendum è uno strumento squisitamente democratico, e i cittadini hanno il diritto-dovere di esprimere il proprio pensiero. Ritengo che il “partito del non voto” sia una prerogativa dell’incoerenz a che ci caratterizza come popolo civile. SI, NO, secondo “scienza e coscienza”, purchè non ci si abbandoni ad una colpevole ignavia.
    E’ un po’ che non ti vedo… “dalle mie parti”.
    A presto. Ilia

  4. Ciao, va abbastanza bene, da un lato mi sento in vacanza, visto che le lezioni in classe sono praticamente finite e non devo più domare le mie bestioline; dall’altro inizia un periodo veramente intenso, fatto di scrutini, esami di qualifica, relazioni finali… incombe la pubblicazione delle graduatorie – così saprò di quanto ho migliorato la mia posizione- poi si ricomincia coi patemi, in attesa delle convocazioni e sperando di riuscire ad insegnare anche l’anno prossimo. Boh, si tira avanti. Ho letto con interesse questo tuo riassunto della storia dei referendum in Italia; ognuno di noi ha il diritto di astenersi, di essere indeciso, di votare scheda bianca… ma che politici, sacerdoti o autorità variamente riconosciute invitino esplicitamente a non andare a votare, sostenendo questo come un modo per far valere la propria opinione continua a sembrarmi incivile, immorale e anticostituzion ale. Poi da bravo prof. di diritto mi correggerai se sbaglio. Scusa il papiro, buona serata, M.L.

  5. Buona serata Miclos, volevo ringraziarti per l’attenzione che hai mostrato nei miei confronti, fa sempre piacere trovare un riscontro positivo alle proprie opinioni. Specialmente quando queste sono il frutto di una certa rielaborazione interiore, a volte anche sofferta e contrastata. Spero di aver occasione di poter proseguire questo confronto di idee, cosa del resto sempre utile e stimolante. A presto, Giuliano

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