il lusso di vivere da soli

una notizia di agenzia riporta dati Ocse secondo i quali i single italiani pagano per imposte e contributi versati allo stato il 45% in più di una famiglia monoreddito, e tale percentuale è la più alta in Europa. Pertanto le amiche e gli amici che stanno meditando di lasciare mariti, mogli e fidanzati si regolino in proposito: vivere da soli è un lusso in termini economici.
P.S. A proposito di amiche ed amici bloggers, avendo constatato che ogni volta (e si tratta di rare occasioni) che propongo timidamente loro un passaggio del tutto innocente ed indolore dal virtuale al reale ( come prendere un caffè insieme) non ricevo alcuna risposta, presumo che anche una proposta tanto innocua provochi imbarazzo; pertanto invito cortesemente chi mi legge ad esplicitare, senza alcun timore di urtare la mia sensibilità, tale imbarazzo, in modo che io mi sappia regolare per il futuro. Grazie.

il lusso di vivere da soliultima modifica: 2005-03-10T15:50:00+01:00da miclos
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4 pensieri su “il lusso di vivere da soli

  1. non è questione di single, il fatto è che se il reddito 100 che entra in casa viene prodotto solo da una persona paga 45 di tasse , se lo stesso reddito viene prodotto da due persone (marito e moglie) la tassazione avviene in misura inferiore, e ti garantisco che non mi pare una cosa corretta poichè dovremmo essere tutti uguali, non è una cosa di oggi ma saranno almeno 10 anni che io so di questa cosa, ogni tanto qualcuno ne parla ma poi il discorso cade…. e anche questo secondo me fa parte in un certo senso di discriminazione nei confronti delle donne che decidono di stare a casa ad occuparsi della famiglia, insomma non vorrei innescare un discorso lungo per cui chiuderei qui.
    Per quanto riguarda il mirto, quello rosso è fatto dalle bacche, mentre quello bianco dalle foglie… io so fare solo quello rosso… ciao e grazie per la visita

  2. Io credo che oggi sia un lusso il solo VIVERE!
    Quanto a ciò che affermi circa il passaggio, “indolore, innocente”dal virtuale al reale, “anche per prendere un caffè”, penso dipenda, oltre che da un naturale senso di riservatezza che tutti noi blogger abbiamo, almeno all’inizio di una conoscenza virtuale, anche dal conoscersi poco, nonostante le frequentazioni e lo scambio di idee. Da non sottovalutare, inoltre, le distanze reali che ci separano. In ogni caso, se si constata, nel corso di una frequentazione schietta ed abituale, una certa sintonia, non vedo quali remore dovrebbero o potrebbero essserci. So di tanti blogger che si sono conosciuti di persona e non ne sono rimasti per niente “traumatizzati “. Io stessa ne ho conosciuto qualcuno, delle mie parti, con cui s’è consolidata una sincera amicizia. In particolare una blogger, che da qualche tempo non è più tale per me, mi è stata molto vicina e di conforto in questo lungo momento particolarmente doloroso, forse anche più che se ci fosse stata fra di noi un’amicizia di lunga data.
    Un saluto caro. Ilia

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