Il riscatto della poesia

Bisogna che il poeta oggi si renda conto che non ha nessuna missione da compiere: deve ridimensionarsi e muovere coi piedi ben saldi sulla realtà se vuole ottenere un risultato non effimero nel segno di quella grazia che non è appannaggio dei mistici se lo stesso Marx la poneva come traguardo del sogno rivoluzionario. Nessuno è libero. L'artista, quando crea, sogna di essere libero. Rendere concreti i propri sogni, ecco uno dei compiti del poeta, che non vuol dire tradurre sulla carta i fantasmi della notte precedente. Questo, semmai, è un compito buono per l'analista. Una poesia che conta vale per la perplessità e i dubbi che suscita, è raro che esprima sicurezza, meno che mai aiuta a vendere perché essa rifiuta qualsiasi mercificazione pena l'estinzione e il nulla. Non bisogna confondere la poesia con la pubblicità.
Tra l'infinito che si vuole finito per meglio circoscriverlo e un infinito di espansione, tra questi poli: forma di classicità statica e e continuo rinascimento delle forme, ognuno di noi autore o critico o lettore è chiamato in causa; da questa scelta di fondo dipende il nostro atteggiamento estetico. Tutto nell'uomo tende al finito , l'immutabilità essendo uno stato di quiete in cui ci si adagia volentieri per timore del nuovo ma la poesia , anche la più privata, stabilisce un rapporto fra l'in – sè e l'altro da sè assolutamente temerario ed indifeso ; di qui la sua libertà come la sua debolezza. La contraddizione è dialettica , il nostro io tradotto in parole atemporali risuonanti per tutti, esprime un destino continuamente variato eppure incapace di sviluppo: questa è la poesia. Se poi la si riporta al suo modulo, si può definire il verso come accostamento di parole che si armonizzano mutualmente grazie a un' interna facoltà di dilatazione. Credo che ogni poeta abbia almeno una volta sognato la propria lingua defunta per il solo piacere di farla risorgere. La parola giunge al poeta degradata dall'uso quotidiano, dal balbettare ed al masticare che se ne fa , continuamente frustrata dal discredito di cui essa è vittima , il poeta la decanta in un contesto che acquista nuova musicalità tramite sapienti accostamenti semantici, secondo un'altezza ( una " menzogna estatica " ) che raramente è pensiero, ma che è disegno tipico di un momento, e solo di quel momento, dovesse l'atto creativo durare un attimo o anni. Dalle vetuste rovine di un vocabolario nomenclatore nasce per l'immaginazione qualcosa che delira, che ammonisce, che spaventa o che ama, tuttavia che non ragiona mai, pur inducendo a riflettere. Una facoltà di tal sorta contiene qualcosa di misterioso che non poteva piacere a Platone e al mondo delle sue idee. Perché il poeta è un supremo realista che esprime per sé e per tutti, senza prudenza alcuna, dei gridi di nascita, di vita, di morte. Il più timido dei poeti, anche il più vile fisicamente, è capace di urlare la parola giusta, o di addolcirla come un clown celeste. Un poeta evade difficilmente dal proprio centro, il suo sano pessimismo vale il più sfrenato ottimismo. Leopardi e Whitman conoscevano entrambi l'infelicità e l'incompiutezza dell'esistenza ma ne facevo un uso di parole diverso. Immergersi nel nulla equivale abbandonarsi all'indifferenza assoluta della natura; panteismo e nichilismo solo categorie per i filosofi ma costituiscono un insieme per chi si riconosce nelle leggi dell'universo e canta indifferentemente " il fiore del deserto " o celebra " il me stesso ". La poesia non s'arrende all'evidenza ed è capace di rinuncia, conosce la vanità del tutto ed ha in orrore di illudere. Direi che riempie un' attesa. Attesa di chi? magari di un Godot. Sa che la distribuzione di giustizia ed ingiustizia nel mondo non pesa allo stesso modo; si interessa alle radici del male più che alle sue cause; è sempre in allarme, sempre in ascolto, mette l'accento sulla ferita, si accende da sè il rogo piuttosto di finire bruciata viva.
La poesia è un grido che appartiene all'artista come alle vittime, in questo senso è sociale e appartiene a tutti. Le polemiche sull'impegno/disimpegno del poeta sono discorsi da burocrati della cultura, perché in definitiva l'arte, e quindi la poesia, è liberatoria e la burocrazia è sempre repressiva. (Nelo Risi)

Il riscatto della poesiaultima modifica: 2005-01-09T00:06:05+01:00da miclos
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3 pensieri su “Il riscatto della poesia

  1. si può dire che tutto diventa poesia o potrebbe diventarlo purchè si armonizzi con l’anima di chi legge più di chi scrive. Salve Miclos razionalista che si diverte a dissertare sulla poesia per impedirsi di credere nella vera poesia che è quella delle emozioni?

  2. Molto interessante, nel suo essere essenziale, speculativo, questo saggio di Nelo Risi, poeta ed anche regista, se non sbaglio, fratello del più conosciuto regista Dino. Non si dsserterà mai abbastanza sulla poesia.
    Per me essa è, forse molto semplicisticame nte, il piacere di sentire le cose per cui si vive, il canto dell’amore, il fluire della vita, con le sue gioie, i suoi dolori.
    Un affettuoso saluto. Ilia

  3. Sono venuta a leggere questo tuo post, incuriosita da un tuo commento letto da qualche parte e da un altro fatto a te. Non solo conosco e amo questo poeta, ma la sua famosa poesia “Telegiornale ” è scolpita in me da sempre e mi ritorna in mente ogni volta che una dolorosa vicenda di guerra e violenza ci colpisce mentre siamo a cena, nella nostra quotidiana e asettica realtà. Ho trovato più gente che conosce questo poeta qui sul blog, che tra i miei alunni e i miei ex colleghi. Ciao.

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