METAFORA DELL’ESISTENZA (PARTE SECONDA)

La metafora della notte

 

   La notte è ciò che segue al tramonto della luce. Se la luce è la metafora dello spirito moderno, la notte è la metafora della "post-modernità", cioè di questo tempo in cui la ragione forte della modernità si riscopre come una ragione debole, incerta, inquieta. La notte è un tempo di naufragio. Hans Blumemberg definisce così la modernità: "naufragio con spettatore". Egli parte da un testo di Lucrezio del De Rerum Natura, in cui si racconta la scena dello spettatore che sta sulla terra ferma e guarda all'orizzonte sul mare una nave che sta facendo naufragio. Lo spettatore vive sentimenti di terrore, di spavento, ma anche di consolante conforto (come dire: "meno male che non ci sono io"). Ora questa metafora è per Blumenberg la metafora del tempo della classicità, del tempo in cui si poteva ancora guardare al naufragio del mondo pensando di avere la terra ferma sotto i piedi; oggi lo spettatore è il naufrago stesso, il moderno è ancora uno che pensa di avere una terra sotto i piedi: la sua ragione. Il post-moderno è invece colui che si trova sulla nave del naufragio e lì deve cercare di costruire con i pezzi rimasti un'altra scialuppa per poter sopravvivere

 

   Dunque il tempo della notte è il tempo della rinuncia ai grandi orizzonti di senso. La post-modernità è il tempo in cui ciò che è messo in crisi non è tanto il senso ma la ricerca del senso. Nel tempo della ideologia, nel tempo del sole moderno, ci si poteva scontrare in nome di un sogno di una speranza, di un orizzonte: nel tempo del post-modernità il grande dramma della notte è l'indifferenza, tutto è flebile, labile, caduco. La più grande seduzione è rappresentata dal chiudersi ognuno nella propria solitudine, nel proprio gruppo, nel proprio orizzonte particolare. Siamo nella notte del mondo, siamo nel tempo dell'esilio. Ed è bello citare il proverbio rabbinico: «I giovani chiedono al vecchio rabbino quando è cominciato l'esilio di Israele. E il vecchio rabbino risponde: l'esilio di Israele cominciò in giorno in cui Israele non soffrì più del fatto di essere in esilio». L'esilio non è la lontananza dalla patria, ma è quando non hai più la nostalgia struggente della patria perduta, quando l'indifferenza, l'accasarti nella notte ti rende insensibile al desiderio,  nostalgia di ciò che darebbe senso alla tua vita. 

 

   La crisi della post-modernità è insomma la perdita del gusto di cercare il senso per vivere e per morire. Gianni Vattimo definisce così il tempo della post-modernità: « è il tempo della contaminazione, tutto è contaminato, nulla ha valore, nulla ha senso. Perciò è il tempo della fruizione, tanto vale bruciare l'istante, vivere l'immediato». Ma proprio per questo è inesorabilmente anche il tempo della frustrazione, in cui tutto ciò tu che raggiungi, che mordi fuggendo, ti lascia cadere nel nulla, insoddisfatto di te.

 

1.1.3. La metafora dell'aurora

 

   "Aurora" significa la ricerca di segnali d'attesa, di una nuova inquietudine, di una possibile ricerca del senso perduto. Non è tanto una nostalgia del passato, quanto un aprirsi a qualche possibilità nuova, inesplorata, a un nuovo avvento, ad un nuovo possibile orizzonte di senso. Individuo dei segnali d'aurora in due processi che caratterizzano il nostro presente

 

La riscoperta dell'Altro come prossimo e immediato: "il ritorno al concreto". Di fronte alla ragione forte, ideologica ci si accorge come sia importante comprendere il volto dell'altro, la relazione con l'altro, il tu, il volto d'altri. Pensate alla filosofia di Levinas: il volto d'altri che ti guarda ti fa capire che tu non sei tutto, che il senso della vita è fuori di te, non dentro di te. Solo quando vivi il coraggio di un esodo da te senza ritorno, allora trovi il senso. 

 

Ritorno al nome dimenticato, il ritorno cioè a quel sogno di un'alterità ultima che possa accoglierti, che possa essere approdo. Alcuni chiamano questo un ritorno religioso, ritorno della questione di Dio. C'è bisogno di cercare un ultimo orizzonte, un'ultima patria.

 

   Claudio Magris dice che il passaggio dal moderno al post-moderno è utopia e disincanto: non più mancanza di Dio ma indifferenza quando non si soffre più della mancanza.

 
 
 
METAFORA DELL’ESISTENZA (PARTE SECONDA)ultima modifica: 2004-11-07T21:20:04+01:00da miclos
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2 pensieri su “METAFORA DELL’ESISTENZA (PARTE SECONDA)

  1. Devo dire che leggere questo tuo post (ammirevole perché affronta temi complessi con il tono giusto) inframezzato da graffiti diaristici dove ti sembra sempre di essere una sorta di voyeur nella vita di tuo figlio (o di tua figlia) adolescente danno il senso, le dimensioni, la caotica ricchezza della rete e la potenza di questo strumento che nessun scrittore di fantascienza di fine ‘800 avrebbe mai potuto predire o prefigurare. Buona serata.

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