La metafora dell’esistenza

Da Heidegger a Husserl e a Sartre, passando per Jaspers (di cui mia madre tradusse per Bombiani le lezioni della Filosofia dell'esistenza), il pensiero filosofico attraverso una sorta di catarsi esistenzialistica ha nel secolo scorso profondamente mutato veste, superando ogni dogmatismo ontologico e deontologico per approdare alla metafora dell'esistenza come coscienza della propria infinita limitatezza, ma, nello stesso tempo, come esegesi di quella che Jaspers chiamava comprensività infinita. Dedico i tre post successivi a questo tema, pubblicando l'avvincente trilogia di Bruno Forte sulle tre metafore dell'umanita: la metafora della luce, la metafora della notte, la metafora dell'aurora.

PAROLA E SILENZIO NELLA RIFLESSIONE TEOLOGICA
Bruno Forte

Teologia è sapienza dell'Amore e non amore della sapienza. Un giorno è stato chiesto a Kierkegaard chi fosse un professore di teologia: un professore di teologia è tale perché un altro è morto per lui. La teologia è "crocifissa", la teologia dice tacendo e tace parlando, è abitata dal paradosso, non è conoscenza luminosa ma resta una "Cognitio vespertina", si muove nella penombra della sera, essa accende un desiderio della luce. San Tommaso D'Aquino diceva che il vero maestro non è quello che risponde a tutte le domande, il vero maestro non è colui che cerca di rassicurarti con argomenti probanti ma è quello che ti accende il desiderio della ricerca e ti lascia solo a ricercare la risposta. La teologia resta abitata dal silenzio è sempre in punta di piedi sulla soglia del silenzio.

1. Quadro della problematica
Quadro della problematicaa. Gli scenari del tempo
b. La crisi del "logocentrismo" della modernità
c. Il caso serio di Martin Heidegger
Gli scenari del tempo
b. La crisi del "logocentrismo" della modernità
c. Il caso serio di Martin Heidegger2. Sostenere la tesi paradossale: la Bibbia prima di essere libro della Parola è libro del Silenzio
3. Cogliere le conseguenze della riscoperta della Parola e del Silenzio (pensare tra Esodo
e Avvento)

1. QUADRO DELLA PROBLEMATICA

Vorrei articolare la mia riflessione iniziale in tre grandi momenti. Il primo, in cui situare gli scenari del tempo, la crisi della parola , nel tempo della modernità, per poter verificare questa crisi della parola in quella che chiamo il caso serio, la vicenda teoretica di un pensatore, che certo appartiene in modo evidente alla storia del pensiero filosofico – speculativo, ma che non cessa di intrigare la teologia cristiana, Martin Heidegger. Vorrei poi nella seconda riflessione sostenere la tesi paradossale che la Bibbia, prima ancora di essere il libro della Parola è il libro del Silenzio. Vorrei poi cogliere le conseguenze di questa riscoperta del silenzio nella parola e della parola nel silenzio, per il nostro vivere e pensare da uomini e donne del nostro tempo, da credenti, chiamati a rendere ragione della loro speranza.

1.1. Gli scenari del tempo torna su

Sostenere la tesi paradossale: la Bibbia prima di essere libro della Parola è libro del Silenzio
3. Cogliere le conseguenze della riscoperta della Parola e del Silenzio (pensare tra Esodo
e Avvento)

1. QUADRO DELLA PROBLEMATICA

Vorrei articolare la mia riflessione iniziale in tre grandi momenti. Il primo, in cui situare gli scenari del tempo, la crisi della parola , nel tempo della modernità, per poter verificare questa crisi della parola in quella che chiamo il caso serio, la vicenda teoretica di un pensatore, che certo appartiene in modo evidente alla storia del pensiero filosofico – speculativo, ma che non cessa di intrigare la teologia cristiana, Martin Heidegger. Vorrei poi nella seconda riflessione sostenere la tesi paradossale che la Bibbia, prima ancora di essere il libro della Parola è il libro del Silenzio. Vorrei poi cogliere le conseguenze di questa riscoperta del silenzio nella parola e della parola nel silenzio, per il nostro vivere e pensare da uomini e donne del nostro tempo, da credenti, chiamati a rendere ragione della loro speranza.

1.1. Gli scenari del tempo torna su

torna su

Vorrei semplicemente evocare un quadro interpretativo per situare all'interno di esso quello che chiamo con una parola tecnica la crisi del "logocentrismo" nella modernità, cioè la crisi dell'assolutezza della parola nel tempo della modernità. Volendo descrivere le origini del nostro presente mi servo di tre metafore. La metafora della luce, la metafore della notte, la metafora dell'aurora.

1.1.1. La metafora della luce

Le origini del nostro presente sono in quel tempo che in tutte le lingue europee è connesso alla parola della luce: l'Illuminismo. Il primo inizio del nostro oggi è stato questo tempo della luce nuova, tempo della modernità. Che cos'è questa luce del tempo moderno? È la luce della ragione che illumina tutte le cose e che si vuole imporre alla realtà, perché ogni cosa sia baciata dalla luce finalmente liberante di un pensiero adulto ed emancipato. Fuor di metafora la parola luce vuol dire emancipazione.Ve ne do la definizione che ne da Karl Marx nella Questione giudaica :«l'emancipazione è ricondurre il mondo e tutti i rapporti all'uomo e fare dell'uomo non più l'oggetto, ma il soggetto della propria storia, del proprio destino». In altre parole tu sei emancipato non quando qualcuno gestisce per te la tua vita, ma quando prendi il tuo destino nelle tue mani, quando ti fai signore e protagonista del tuo domani, quando rischi in prima persona l'avventura di vivere e morire.

È questa metafora della luce che ispira i grandi sistemi ideologici della modernità. Le ideologie infatti sono questi grandi racconti, nei quali si narra la storia della emancipazione dell'uomo e del mondo. "Sapere aude": abbi il coraggio di sapere, di conoscere, di usare la tua intelligenza, di essere colui/colei che si fa padrone del proprio destino. Qualunque sia il segno in cui il racconto è narrato, di destra o di sinistra per intenderci, l'ideologia è questa visione totale del mondo e della vita, è questa ebbrezza di luce che vuole portarti a realizzare il sogno di un tempo in cui sarai tu padrone del tuo presente e del tuo domani.

Ma la metafora della luce è inevitabilmente una metafora tragica: perché quando si pretende, come pretese la modernità, di illuminare tutto e comprendere tutto, allora inesorabilmente la "luce" diviene sorgente di inaudita violenza. Ecco il doppio, ambiguo volto della modernità: il volto ammaliante della luce e dell'emancipazione, il volto tragico della violenza. Quando si vuole una luce totale che abbracci tutte le cose, inesorabilmente questa ebbrezza di totalità diventa nelle sue realizzazioni storiche, totalitarismo. È il frutto amaro dell'albero della conoscenza della modernità, la violenza totalitaria dei sistemi ideologici di destra e di sinistra. Dobbiamo cercare di capire perché l'ebbrezza della luce produce tanta violenza, perché quando tu vuoi spiegare ogni cosa, lasciando l'uomo solo con se stesso, autonomo finalmente davanti alla vita, alla morte, al dolore, tutto questo diventa violenza.

Comincio ad insinuare qui la tesi che vorrei sostenere, che è poi la base di tutto quanto dirò sulla parola, il silenzio, la bellezza, e cioè che il tempo della modernità è un tempo violento, perché è il tempo del trionfo dell'identità, del soggetto esclusivo, del soggetto che vuol fare da solo. Non a caso la modernità produce un frutto che non si era conosciuto prima nella storia del mondo: l'ateismo. Che cos'è l'ateismo? Ce lo racconta Nietzsche, nella "Gaia scienza", nell' aforisma 125, dove racconta la storia dell'uomo folle, che si sveglia al mattino, quando ancora non è sorto il sole, e accende una lanterna. E, mentre il sole comincia a illuminare tutte le cose, va con la lanterna sulla piazza del mercato e comincia a gridare: «Dio è morto e noi l'abbiamo ucciso».

Con questo aforisma Nietzsche vuol dire che quando noi abbiamo ucciso Dio per essere i padroni del mondo, abbiamo compiuto l'impresa più audace, ma comincia ad essere notte e fa freddo e tutto è un cadere nel nulla. Nietzsche non ha denunciato la morte di Dio ma l'infinita orfanezza che segue alla morte di Dio. Con questa metafora della lanterna dell'uomo folle, in realtà Nietzsche fa l'ironia del tempo della modernità. Che cos'è la lanterna che nella luce chiara del giorno vorrebbe illuminare il mondo? È la ragione, questa piccola nostra ragione che avrebbe voluto spiegare tutto e che ha voluto uccidere Dio.

Horkeimer e Adorno (due autori che sfuggiti in America scrivono un testo che diviene un emblema: Dialettica dell'Illuminismo – 1946) enunciano una tesi: "La terra irrimediabilmente illuminata risplende di inesorabile sventura". Questi due autori denunciano il volto ambiguo della modernità.

Il tempo della modernità è un tempo violento perché è il tempo del trionfo della modernità: non a caso il frutto prodotto dalla modernità è l'ateismo.

La metafora dell’esistenzaultima modifica: 2004-11-06T16:51:38+01:00da miclos
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5 pensieri su “La metafora dell’esistenza

  1. Ho letto con vivo interesse il tuo post filosofico. Confesso che la filosofia mi ha sempre affascinata, anche se, naturalmente non condivido le posizioni di certi pur autorevoli pensatori. Sarà la mia formazione umanistica, ma credo di avere acquisito una mentalità speculativa, pur limitata. E’ molto interessante ciò che scrivi, passando con scioltezza da un filosofo all’altro, di scuole diversae. Non avevo mai letto le metafore di cui parli, quella della luce, della notte, dell’aurora. La prima, da te per ora riportata mi ha tanto incuriosita, ma non mi esprimo, che aspetto di leggere le altre. Azzardare ora qualche commento in merito non mi sembra opportuno, finirei per essere superficiale e forse impropria e banale. Certi argomenti vanno metabolizzati, prima di essere sviscerati.
    Un caro saluto. Ilia

  2. leggo ora questo tuo post…bello davvero..uno di quegli argomenti che quando vengono trattati sembra impossibile racchiuderli in un trattato…lung o o corto che possa essere, di cui si può disquisire per mesi e più… mi hai fatto venire alla mente un sacco di pensieri ma non basterebbe nemmeno un post per dirli tutti… ma l’associazione che per prima mi è saltata alla mente ( anche se credo che molto di quanto ha detto da Freud sia da “prendere con le pinze”)è la sua distinzione tra “es io e super-io” e tra le pulsioni umane di “eros e thanatos”..di quanto sia fondamentale accanto al principio del piacere( es) l’esistenza delle due componenti culturali ( io e super-io) grazie alle quali si prende coscienza delle condizioni e delle limitazioni concrete, che controllano le scelte rispetto a cosa è giusto o sbagliato in generale, nei confronti della società ( e non per il solo individuo) …perchè questa associazione?pe rchè credo che la modernità, estremizzata o portata ai suoi eccessi…sia un po il frutto di un eccessivo dare ascolto al proprio ego, al proprio piacere…da intendersi qui come piacere dell'”onnipot enza”, piacere del sentirsi padrone di tutto e addirittura “creatore di tutto”, con il conseguente diritto di poter manipolare a piacimento ( per raggiungere risultati sempre più estremi, ma non per questo migliori) qualsiasi cosa…
    e naturalmente da qui, il passo di abolire l’esistenza di Dio, (considerandola come fece lo stesso Nietzsche una mistificazione, che l’uomo nuovo, il suo superuomo doveva superare) è tanto breve quanto necessario…

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