un velo di tristezza

E’ stata un’estate dura per il sottoscritto…sono stato di fronte alla morte di due congiunti mancati a breve distanza l’uno dall’altra. Ma lo sappiamo, la morte è solo l’altra faccia della medaglia della vita. Ricominciamo la nostra quotidiana fatica con un velo di tristezza, ma anche con la fiducia di chi non si rassegna mai al buio ma cerca sempre la luce negli occhi di chi ci è vicino nella vita di tutti i giorni, ma anche qui dove gli occhi sono solo virtuali. Ho scritto in un post che questa è solo una macchina, ma anche con una macchina si possono creare dei rapporti, delle “affinità elettive” che, proprio perché non hanno nulla a che fare con la fisicità, non vengono condizionate dall’aspetto fisico, dagli ormoni o da qualsiasi altra barriera ideologica o culturale. Basta non chiudersi, basta sapersi aprire alla gioia ed al dolore “reali” che ci aiutano a crescere sempre ed ovunque. Vorrei proporvi un minuto di raccoglimento interiore per un blogger che ha dato la sua vita per la sua incrollabile fiducia nel suo prossimo, malgrado tutto. Avrete capito che alludo a Enzo Baldoni. Non voglio fare polemiche, ma una considerazione la voglio fare, assumendone ogni responsabilità. Ci sono parlamentari che hanno la scorta anche se non corrono alcun pericolo per la propria vita; e ci sono giornalisti come Enzo Baldoni che, pur essendo al seguito della Croce rossa internazionale, non hanno alcuna protezione nonostante rischino quotidianamente la loro vita per aiutare gli altri. I francesi si stanno giustamente mobilitando per salvare la vita dei loro giornalisti e mi auguro che ci riescano, ma la vita di Enzo è stato un “regalo” al terrorismo: visto che i soldati ci sono, che scortino almeno le auto della Croce rossa in missione per gli aiuti umanitari. Il resto è solo ipocrisia.

un velo di tristezzaultima modifica: 2004-08-31T21:33:29+02:00da miclos
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7 pensieri su “un velo di tristezza

  1. Mi dispiace ma non è così semplice. Spesso i trasporti della Croce Rossa o della Mezzaluna Rossa sono volutamente lasciati senza presidio militare in modo che possano entrare nelle aree contese o di combattimento senza attirare fuoco nemico. Garantire la scorta a Baldoni o a chiunque altro non sia parte di operazioni governative richiederebbe di poter essere presenti dovunque in Iraq e la nostra rappresentanza militare è operativa solo nella zona di Nassirya e a Baghdad (scorta per l’ambasciata). In linea di principio hai ragione ma temo che gli operatori indipendenti come Baldoni sarebbero i primi a rifiutare ingombranti presenze armate.

    The Swordman

  2. Hai ragione quando sostieni che la protezione andrebbe garantita a prescindere della nazionalità del soggetto o del suo gradimento ma vorrei comunque ricordarti che l’ingresso nei paesi zona di guerra quasi mai è ristretto e che i soggetti indipendenti non hanno nessun obbligo di notificare la loro presenza alle autorità militari. NEl nostro concetto occidentale di libertà c’entra anche questo. Non sono d’accordo su quello che scrivi a proposito del gruppo responsabile degli ultimi sequestri. E’ vero che sono una delle filiazioni di Al Quaeda ma temo non siano poi così isolati o sgraditi ad altre formazioni irachene. Hanno troppi informatori, troppo supporto logistico e tattico per fare tutto da soli, non credi?

    The Swordman

  3. Sono assolutamente d’accordo con quanto esprimi nel tuo ultimo commento, l’unico appunto che ti rivolgo è di prendere in considerazione che le valutazioni di opportunità le fanno anche enti come la Croce Rossa. Per loro poter accedere a zone pericolose in termini di neutralità implica necessariamente non essere scortati, per persone come Baldoni che vogliono vedere la verità lontano dai cronisti “embedded” vale la stessa scelta. La protezione non si può imporre.

    The Swordman

  4. Sicuramente la famiglia Baldoni e lui stesso nel momento del pericolo avrebbero gradito la presenza di personale di scorta qualificato. Applicare queste forme di protezione in maniera coatta, nella situazione presente in Iraq oggi, è davvero molto difficile. Lavorare undercover è plausibile solo in una situazione di generica calma.

    The Swordman

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