paura della morte?

un grande scrittore russo sosteneva che aver paura della morte non ha senso, in quanto “o ci sono io o c’è la morte”. Come si usa qui nel sud (io sono del nord ma ho radici trapiantate nel meridione) sono stato tutto il giorno insieme a parenti e conoscenti a vegliare la salma di un cugino morto improvvisamente di infarto fulminante. Guardavo quel volto senza più espressione mentre a pochi metri di distanza fuori dalla porta di casa i bambini continuavano a giocare spensierati ed incuranti dell’andirivieni di gente che entrava ed usciva da quell’uscio con gli occhi lucidi. Il nipotino di 6 anni del defunto ad un certo punto si rivolge a quei volti tristi e li apostrofa: “perché piangete, siete scemi? Dove è ora nonno sta molto meglio!” L’anima altro non è che l’espressione, i corpi svuotati di quell’espressione non sono più quelle persone. La prima impressione che si ha quando un nostro caro muore è che noi non lo riconosciamo più. Ho visto morire molti miei parenti ed ho sempre avuto la stessa impressione: no, non erano più loro. Ecco perché noi piangiamo per i vivi, per noi stessi che rimaniamo privati dei nostri cari, ma non per loro: “mentre gli recitano il requiem per lui è già trascorsa l’eternità”. Non importa se noi siamo credenti o non credenti: la vita e la morte hanno in quanto tali un loro senso preciso che fa parte del mistero della creazione. Quello che fa paura sono le malattie, la sofferenza, l’indifferenza; la morte in quanto tale no, come a nessuno fa paura la nascita: sono due facce della stessa medaglia, sono momenti di passaggio da uno stadio all’altro dell’evoluzione creatrice. Ciò che è veramente doloroso ed estenuante sono la malattia e l’abbandono, qualsiasi abbandono definitivo, non solo quello di chi non è più in mezzo a noi ma anche quello di chi smette di amarci.

paura della morte?ultima modifica: 2004-08-03T01:07:06+02:00da miclos
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