vecchia radio

Oggi vi propongo un esilarante brano di quel geniale pazzo scatenato di Gianluca Nicoletti, sperando di suscitare qualche vostra riflessione.

La vecchia radio

Sono cinque anni che trasformo il flusso televisivo in materia di elaborazione del reale alla radio. Cara vecchia radio, invece che ritirarsi in buon ordine cedendo il passo alle magnificenze video-digital satellitari si prende, assieme a me, la sua quotidiana rivincita sulla sorella più celebrata. Trasformare l’apparenza in pensiero è un astrusa operazione che solo la periferica quiete della radio poteva elaborare. I televisivi, che hanno il controllo su tutto l’apparato referenziale che permette al loro prodotto di sopravvivere ogni mattina ascoltano con stizza la demolizione sistematica delle loro certezze. Ascoltare la televisione, sparpagliarne le viscere, cercarvi i segni della degenerazione ha accomunato una nutrita schiera di osservatori e delatori che confermano la modernità del mezzo radiofonico per nulla subalterno, ma attivo, reattivo, pronto alla battaglia e all’esplosione dello spirito critico nell’epoca della non belligeranza delle idee, dell’uccisione delle difformità nel karaoke intellettuale che vede tutti accordati nel medesimo coretto della realtà con i sottotitoli, quindi con la stessa spiegazione per ognuno.

Ho scelto di chiamarmi Golem per un terrificante fascino che mi ispirava il protagonista di Der Golem, il capolavoro del cinema espressionista tedesco anni Venti, girato e interpretato da Paul Wegener. Mi aveva colpito la drammatica inespressività del robot protagonista, ridicolo fantoccio con illusione di umanità. Proprio il prototipo dell’uomo televisivo. Dal mito medievale del Golem, sono arrivato all’analisi della televisione osservata come un nuovo universo che si mantiene in un’esistenza fittizia alimentandosi nell’illusione di potersi sostituire, passo dopo passo, a quella che, per comune convenzione, si chiama realtà. Assimilare il Golem alla sola televisione sarebbe stato troppo semplice e riduttivo. Essa ne è una parte, forse il suo centro pseudo vitale, ma il meccanismo dell’automa è ben più complesso e ogni componente contribuisce a mantenerlo in piedi, a farlo muovere, a dar sembiante di semi-umanità a quello che altrimenti altro non sarebbe che un mucchio di fango.

L’idea dell’integrazione tra i media è già massimamente realizzata nella realtà, tutto il meccanismo comunicativo informativo può essere rappresentato da una catena costituita da anelli di diversa foggia e spessore, ma tutti collegati tra loro. Quindi l’analisi di un singolo anello non dona una visione dell’insieme. La televisione non avrebbe la centralità e l’importanza che riveste nel sistema se non fosse amplificata, preceduta, dibattuta nei giornali. Questi a loro volta si alimentano dell’accadere televisivo (fittizio) e lo trasformano in realtà facendo decantare le vicende tv attraverso le pagine di cronaca quotidiana. Perdiamo alla fine la cognizione esatta del luogo e del tempo di un fatto, impossibile stabilire la sua collocazione nell’universo umano piuttosto che in quello televisivo.

Ancora una volta la radio, oramai ufficialmente fuori gara, nella sua anacronia totale, può essere catalizzatore e crogiolo di una nuova, quanto arcaica, alchimia che vuole mettere in relazione, e quindi ibridare, ciò che c’è di più vetusto nel mondo della comunicazione, con quello che viene celebrato come il regno delle aspirazioni future.

Ipergolem

L’ho rappresentato come un cervello in ebollizione che fuoriesce dalla radio in bachelite eccitato da fulmini e saette. Una nuova forma di energia stimola e riattiva l’antica macchina delle meraviglie e la riporta a nuova vita. Inutile sottolineare la cybercitazione golemica al mito di Frankenstein: la sostanza cerebro-valvolare-vetero-elett ronica che schizza dalla calotta cranica pseudo-ossea testimonia che l’ibrido sta nascendo. Dalla ricomposizione di vari pezzi di cadaveri radiofonici attivati dalla torpedine telematica tentiamo di definire l’ipergolem che altro non sarebbe che il racconto sonoro fatto alla radio della versione on line di Golem.

Dare voce alla rete e farla ascoltare alla radio questo è il primo passo verso l’integrazione: trovare un linguaggio comune e un rapporto seduttivo. Al momento la radio è il luogo fisico più adatto per convogliare la rete nell’immaginario comune a un mezzo di comunicazione di massa. Ciò può a mio parere accadere più facilmente attraverso la radio piuttosto che cercando di integrare il televisore al computer confidando nella loro similitudine strutturale. La radio invece, a onta di chi la considerava la nonna fuori moda della famiglia delle nuove tecnologie comunicative, ha iniziato una sua seconda giovinezza mostrandosi più che adatta al connubio e all’ibridazione con l’Internet. Sono moltissime le radio in tutto il mondo che si sono espanse in rete, anche in Italia si possono notare interessanti fenomeni di ‘comunità’ radiofonica che si ritrova a combaciare per una parte del suo bacino di utenza con un’analoga ‘comunità telematica’. La rete con la tecnologia real audio non penalizza eccessivamente il cambio di hardware (apparecchio-radiofonico>computermultimediale) attribuendo al secondo una funzione (reale) in più: quella di poter ascoltare il proprio programma d’affezione in orario più comodo e non condizionato dalle rigidità di palinsesto. Questo senza togliere nulla all’ascolto tradizionale, anzi in certi casi con il valore aggiunto dei forum, la lettura della posta elettronica, il racconto di notizie, eventi, curiosità dalla rete che, a loro volta, possono diventare materia di programmazione radiofonica. Golem on line permette agli ascoltatori di livello più avanzato di spaziare nell’archivio sonoro degli ultimi due anni con tutte le puntate in real audio, raccolta dei cult, percorsi sonori in rete attraverso tutti i luoghi più significativi laddove l’idea dell’ascolto radiofonico si espande nel web. Il fatto di poter liberarsi dal giogo dell’orario fisso nell’ascolto del proprio programma dà nuovo colore alla fruizione del prodotto che si ascolta navigando, o magari chattando con altri golemaniaci. Dopo un primo periodo di rodaggio inizieremo a tradurre le e-mail con un software che le trasformi in voce e quindi opereremo una prima trasmutazione di linguaggi. È in via di allestimento una chat audio che dilaterà nella rete il dibattito iniziato alla radio facendo in modo che due mezzi possano continuamente tracimare l’uno nell’altro .

vecchia radioultima modifica: 2004-07-14T19:55:09+02:00da miclos
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